I GIORNALI DEL GUITAR CRAFT
Posted by Mariana Scaravilli on Sep 5, 2017

 

È arrivato un report il quale suggerisce che il livello di interesse nei diari del GC sta diventando ingovernabile, al punto che diversi cronisti operativi hanno dovuto rinunciare alla pubblicazione. Tra i lettori dei Diari possiamo annoverare: genitori (particolarmente le Madri), parenti, svitati, “amici”, padroni di casa, insegnanti dei figli, ispettori delle tasse (!), genitori degli amici dei figli, amici dei figli, datori di lavoro, la signora del supermercato, i vicini di casa, promotori, personaggi del pubblico, e la lista prosegue…

Allora, a che serve tenere un diario online? Queste sono le informazioni disponibili al momento sul sito del GC…

Il 7 novembre 1999, Robert Fripp ha chiesto ad alcuni membri di lungo periodo della comunità del Guitar Craft se volevano impegnarsi a tenere e pubblicare un diario del loro lavoro corrente, e altri scritti riguardanti la storia del Guitar Craft. La sua osservazione da esperienza diretta con il diario che tiene sul sito web della Discipline Global Mobile è “questo è un esercizio potente, e produce risultati notevoli.”

 

Gli obiettivi dei Diari

Obiettivi Pubblici:

  1. Coinvolgere la comunità degli ascoltatori in uno stadio del processo creativo anteriore a quello generalmente disponibile.
  2. Informare la comunità degli ascoltatori sugli aspetti pratici di tale processo.
  3. De-mistificare il processo, che è sostanzialmente pratico.

Obiettivi Privati:

  1. Incoraggiare il Cronista a ricapitolare la propria esperienza.
  2. Fornire al Cronista un pointed stick.
  3. Esporre il Cronista al pubblico ludibrio.

 

Commenti:

Continuiamo ad avere una nozione Romantica dell’artista: una creatura speciale distinta dalla comune umanità, un privilegiato dalla Musa.

Questi Diari mostrano la natura mondana della vita degli artisti: le loro preoccupazioni semplici, umane e pratiche. I Diari rimuovono la mistificazione che proiettiamo sugli artisti, la loro vita e le loro attività. Il processo creativo viene presentato nella sua sostanza: diretto, normale e pratico.

A questo punto, avendo rivelato la natura banale del lavoro dell’artista, il processo creativo può apparire più straordinario di prima: come possono persone normali come queste realizzare un lavoro che ci commuove e ci tocca?

Inoltre, proviamo un rispetto nuovo e più profondo per la benevolenza dell’impulso creativo: ce la fa nonostante queste persone, non grazie a loro.

Gran parte della cronaca sulla vita e sul lavoro degli artisti è una proiezione: infondata, disinformata, priva di dati, senza esperienza diretta, basata su ciò che crediamo che sia la vita degli artisti. Molti commenti dei “fan” si basano sull’ignoranza, radicata nel pregiudizio personale, in simpatie e antipatie. Questa è cronaca dallo scantinato. L’entusiasta è meglio informato, capace di sentirsi coinvolto nel processo in corso, e di sospendere l’ansia di giudizio. Questa è la prospettiva dal piano terra.

Il conoscitore capisce: egli sa, sente e percepisce le correnti all’opera nel processo creativo. Lui stesso ha intrapreso una preparazione, ma nell’ascolto e nell’”apprezzamento” piuttosto che nella performance. Questa è la visuale dal piano rialzato.

Ricapitolare l’esperienza in forma di diario, è un modo per digerire le impressioni che la vita, e il nostro viverla, ci offre spontaneamente. Il Cronista rivede le proprie azioni, emozioni e pensieri, e ci propone una visione di insieme del suo processo vitale.

Tenere un diario è di per sé un processo, che implica impegno verso sé stessi. Un diario continuativo rappresenta una sfida che invita il Cronista a superare il proprio naturale lassismo, e spingersi oltre la pura e semplice comodità.

Anche tenere un diario pubblico è un processo, e l’impegno con la comunità degli ascoltatori è la fase in cui il diario prende vita: l’arroganza, le fobie, le pretese, le debolezze e le aspirazioni del Cronista sono rivelate allo sguardo e allo scrutinio pubblico; anche il tentativo di nascondere è rivelato. A questo punto, nel processo arriva il calore, e le ripercussioni generate vanno oltre il livello puramente personale.

Qual è la differenza fra un Giornale e un Diario? Questa sembrerebbe essere una questione fondamentale, e mi è stato chiesto di chiarirla.

Primo, lo scopo di cambiare il nome da diario giornale è di fare una distinzione fra quanto pubblicato finora e le pubblicazioni future;

Secondo, l’obiettivo delle pubblicazioni successive è di innalzare lo standard dei contributi da un livello per lo più personale e soggettivo, a un livello personale, impersonale, soggettivo e oggettivo.

Dunque, qual è l’obiettivo di tenere un giornale? L’obiettivo primario, immediato, è il coltivare la pratica del notare.

Nello sviluppare la disciplina di un’operazione attiva (quale il suonare uno strumento musicale in pubblico) un’ingiunzione importante è questa:

prima di fare qualcosa, non fare nulla;
mentre fai nulla, osserva con imparzialità e senza giudicare.

Il semplice guardare cambia da solo ciò che stiamo guardando. Quando noto, il mio guardare prende vita: io sono distinto da ciò che si vede, ma lo sto vedendo come se fosse la prima volta. La qualità del guardare cambia dal guardare, all’osservare, al vedere. Vedere è istantaneo. L’osservare è un’azione che si intraprende, mentre il vedere mi arriva, e lo fa in modo tale che io non sono distinto da ciò che si vede.

Questo avviene di rado e dura un istante, ma trasmette un assaggio e il gusto di ciò che potrebbe essere una vita vera.

Per dirlo in un altro modo: l’obiettivo principale in questo stadio successivo dello scrivere un giornale è quello di sviluppare l’Osservatore, una struttura all’interno della personalità, che diventa un veicolo attraverso il quale chi-siamo possa conoscere meglio e agire su cosa-siamo.

Il nostro giornale registra ciò che abbiamo notato, vuoi in noi stessi (le nostre sensazioni, emozioni, e/o pensieri), nelle nostre attività funzionali, vuoi in quello che succede nel mondo intorno a noi. Il nostro notare sia i processi interni sia le attività esterne porta ad un impegno tra i due. A questo punto, qualcosa in più ci si renderà possibile.

Prima di poter passare all’azione intenzionale, è necessario conoscere il contesto nel quale si agisce, e la propria capacità di agire al suo interno. Questo non è possibile senza il notare. Senza il notare, quasi tutto quello che avviene nella nostra vita è più o meno accidentale.

Per ora guardiamo e, con grazia, notiamo. Riportiamo sul nostro giornale quello che abbiamo notato. Questo atto del notare può generare ripercussioni, anche se potremmo non esserne consapevoli. E col tempo, mentre sviluppiamo una nostra pratica del notare, potremmo vedere ripercussioni e conseguenze che prima ci erano sfuggite.

 

Quartier Generale Mondiale
Venerdì 11 Marzo 2005

 

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