DA BUONO A MAGNIFICO
Posted by Mariana Scaravilli on Sep 7, 2017

 

I

Come si fa a passare dal buono al magnifico?

Per prima cosa, bisogna passare dal cattivo al buono. Il passo da principiante a Maestro è troppo lungo. Il processo si evolve da novizio a professionista a maestro. Per cui, partiamo dalla nostra condizione attuale: facciamo schifo. Ma forse desideriamo migliorare il nostro gioco. Quindi, cominciamo con uno scopo. Il mio scopo quando avevo undici anni era di diventare il miglior chitarrista del mondo. A undici anni non devi per forza essere troppo realistico, ed era comunque uno scopo.

 Secondo, abbiamo bisogno di qualcuno che ci sia già passato. Cioè, abbiamo bisogno di qualcuno che ne sappia più di noi. Normalmente troviamo un istruttore, un insegnante o un mentore. È necessario trovare una persona che sulla scala sia un gradino più in alto di noi. Non è necessario, ed è improbabile, trovare qualcuno che sia due o tre gradini più in alto di noi e che sia disposto a insegnarci individualmente. Ogni tanto può capitare che si arrivi ad incontrare qualcuno ad un livello più alto.

Terzo, alzarsi dal letto. Questo sembra stupido ma se aveste conosciuto tanti giovani musicisti quanti ne ho conosciuti io, alzarsi dal letto è già una sfida. E uscire dal letto è un’esperienza qualitativamente diversa anche agli altri livelli.

Quarto, pratica. Pratichiamo lo strumento, il vocabolario, il repertorio, l’ascolto e - suoniamo! Ai livelli più alti del suonare, si passa dal suonare all’estemporaneità, all’improvvisazione, alla composizione spontanea. Ma ricordate sempre di suonare. E non dimentichiamoci di ascoltare.

Quinto, lavorare con persone che siano migliori di noi. Se lavoriamo in un gruppo di persone e siamo davvero, ma davvero scadenti, se vogliamo migliorare la nostra media fino ad essere almeno decenti, dobbiamo lavorare con persone che siano molto brave, brave al punto da abbassare la loro media e aumentare la nostra. Per questo, da giovane musicista, volevo essere capace di suonare qualsiasi cosa potesse venirmi richiesto. Poi, un giorno, il telefono avrebbe squillato e un musicista più bravo mi avrebbe chiesto, puoi fare questa serata? Qualcuno si ammala, o ha bisogno di una pausa, e un giorno avremo l’opportunità di lavorare con musicisti migliori – se siamo preparati.

Sesto, lavorare molto. Lavorare moltissimo, quanto più possibile. Se capita di essere veramente, veramente scarsi, il lavoro non ci arriva da solo. Anche se siamo medio-scarsi, o addirittura tollerabili, il mondo non ha mai sentito parlare di noi e il lavoro non ci arriverà da solo. Quindi, il principio è andare noi dal lavoro. A Winborne, Dorset, nel 1967 questo significava andare a Londra.

Settimo, quando siamo disoccupati o in transito tra un lavoro e un altro, manteniamo la pratica: continuiamo ad esercitarci. Quando mi sono trasferito a Londra e vivevo a Brondesbury Road 93a, una traversa della Kilburn High Road, la vita era dura. Così, quando ero disoccupato, mi esercitavo dalle due alle quattro, alle sei, alle otto, alle dieci, alle dodici ore al giorno. Quando stiamo lavorando, quando siamo in servizio, non possiamo esercitarci per dodici ore al giorno.

Quindi:

abbiamo uno scopo;
ci facciamo insegnare da qualcuno che ne sa più di noi;
ci alziamo dal letto;
pratichiamo;
lavoriamo con persone migliori;
andiamo dove c’è lavoro;
tra un impegno e un altro continuiamo a praticare. 

Se abbiamo acquisito una competenza e un’abilità sufficienti, forse siamo addirittura principianti-con-perizia, qualcuno potrebbe prenderne atto, riconoscere o verificare la qualità del nostro lavoro. A questo punto siamo quasi al momento di transizione da principiante a professionista-agli-esordi. A questo punto, meglio essere in ascolto quando squilla il telefono.

 

II 

La pratica richiede affidabilità, ripetibilità, e respons-abilità.
La disciplina col tempo conferisce efficacia.

La disciplina è un corpo di pratiche che, prese nell’insieme, formano la struttura della nostra architettura interiore.

Il musicista ha tre discipline: delle mani, della testa e del cuore. Prese insieme queste formano un’unica disciplina equilibrata e armoniosa.

Nella pratica o disciplina del Guitar Craft, portiamo l’attenzione all’inizio della giornata, portiamo l’attenzione alla fine della giornata, e poi portiamo l’attenzione a tutto ciò che si trova nel mezzo.

La ricapitolazione è un elemento della pratica facilmente dimenticato. La nostra esperienza della giornata ci sfugge.

La parola chiave è attenzione. La qualità dell’attenzione determina la qualità della pratica e della disciplina. La qualità dell’attenzione determina la qualità della vita. Non è troppo esagerato dire che tutto quello che abbiamo nella vita è la qualità della nostra attenzione.

Practicum:

Mercoledì 7 Luglio 2010
Camp Caravan, Royalstone, Massachusetts

 

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